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Apologia di Battlefield 6


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Un subdolo attentato ordito a Battlefield 6 sembrava ormai emergere sempre più in superficie. Quasi non si capiva se fosse effetto di particolari eventi interni a EA o se fosse invece concepito sin dall’inizio come una conseguenza recondita e meditata, quiescente e precisa, a guisa di un veleno che all’inizio appare come inebriante e stordente, ma che poi si rivela mortale.

La beta pubblica aveva generato un entusiasmo che pochi altri precedenti erano riusciti a sollevare: il ritorno in campo del franchise dopo un’epoca di buio, la mano infallibile di Vince Zampella, la crisi dei diretti concorrenti, la voglia di spaccare tanto su console quanto su PC.

E il suo lancio è stato un successo: Battlefield 6 diventa l’FPS più venduto del 2025, catalizzando l’attenzione generale e facendo affluire miliardi di dollari nelle casse del suo publisher; a ragione, bisogna ammettere.

Perchè probabilmente mai un FPS è stato al lancio così tecnicamente ottimizzato e bilanciato: che lo si giochi ora tanto su console quanto su una configurazione da PC ninja, l’esperienza offerta è clamorosa: ogni conflitto sul campo di battaglia è restituito in modo tale che a livello sensoriale ci si senta circondati non solo dal nemico, ma anche da luci, fumo, pulviscolo e detriti, su un terreno lacerato dove strutture e veicoli collassano ed esplodono.

Vedere il Frostbite processare in fluidità tutto ciò persino su di una modesta Series S fa comprendere la bontà concezionale alla base del progetto anche se il miracolo immersivo, nel multiplayer, non lo compie il comparto grafico, ma quello sonoro: urla, esortazioni, sibili di spari, boati d’artiglieria, fracasso da demolizioni e rimbombi di ogni sorta d’arma da fuoco partecipano in questo caso per almeno la metà dell’illusione videoludica.

Disporre poi di attrezzature in grado di destabilizzare l’integrità delle linee nemiche o poter esortare un alleato a resistere mentre lo si sta faticosamente rianimando, sono ulteriori dettagli preziosi che galvanizzano l’esperienza.

E se infine volessimo menzionare in tutto questo anche la campagna, pure essa, come una bella donna, si presenta indossando un abito sontuoso: a fronte di una trama godibile anche se non trascendentale (ma comunque rivelatrice delle reali dinamiche geopolitiche che sottendono alla storia umana), scrittura, regia, situazioni ludiche e ottime voci in italiano compongono un’avventura gradevole da sperimentare.

Ma ciò da cui meglio si evincono i milioni di investimento profusi nel progetto lo si scopre lungo l'asse delle ordinate, quando ci si convince a osservare l'elemento con meno poligoni complessi di tutto il reparto: il cielo.

In più scorci della variegata campagna mai un gioco con velleità di fotorealismo aveva proposto cirri, nembi, banchi soffici e vaporosi o bruni e minacciosi, stagliati tanto magnificamente su un campo azzurro così percorso da tale verosimiglianza.

Ma allora cosa ha insidiato Battlefield 6 sin dopo l'uscita? In una parola, il suo supporto online: la discutibile gestione dei server, la sopraggiunta instabilità di hit reg e netcode , la carenza di un live service che, già povero di suo, si dimostra forse un tipo di formula che non pare attagliarsi alle specifiche peculiarità di questo franchise e, nel mentre, la sopraggiunta tragica morte di Vince Zampella ad addolorare chi ama questo mondo.

Davvero tutto sembrava, a ormai cinque mesi dal lancio, inevitabilmente compromesso, con l'update finale della season 2 che andava a confermare, in una rarefazione contenutistica quasi sconsolante, l'accredito ulteriore a tutte quelle voci che riferivano di un forte scossone e riposizionamento all'interno dei team impegnati su Battlefield.

Il finale, insomma, sembrava segnato.

Ma ecco il colpo di scena, proprio nel giorno seguente all'introduzione di quello scialbo update.

Viene presentata tutta la corposa road map per il 2026 e questa sì, finalmente, tra nuove grandi mappe, guerre navali e server browser, appare come la strada giusta verso la piena e completa espressione ludica che Battlefield 6 ha dimostrato in nuce di meritare e che, un giorno, si augura di poter ricevere in modo definitivo.

Proprio come l'alloro solenne che la storia del videogioco dovrà conferire a Vince Zampella per il modo in cui egli, questa storia, assieme a pochi altri, l'ha cambiata per sempre.

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