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Il cavallo di **** di Fumito Ueda


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Che la poesia eterea e diafana principiata con Ico, per maturare l’ultimo germoglio di una completa consapevolezza, dovesse attraversare un giorno l’esperienza moderna dell’apocalisse e del transumanesimo, era questione solo di tempo.

Oggi quel tempo è arrivato.

Non poteva il suo autore esimersi dal confronto; tutto il sublime di Ico, Shadow of the Colossus e The Last Guardian guarderà ora in faccia al completo affioramento del male durante la fine dei tempi, allo svelamento del mistero dell’iniquità.

E se lo scontro finale dovrà ambientarsi in una elliottiana terra desolata o presso le bibliche alture di Armageddon, nulla cambia per la sostanza escatologica dei fatti: gen Atlas sperimenterà l’abominio della desolazione.

Penso non si tratterà solamente di affrontare giganti assemblaggi robotici o perfide creature animali, sarà qualcosa di più, che andrà oltre: riguarderà il sondare sulla (im)possibile autocoscienza di una macchina che, per quanto capace di elaborare dati a mole e velocità incredibili, e tradurne da essi processi di infinitesimale precisione, mai potrà conferire loro un significato o un sentimento.

Sì, ci avventureremo in terre aride e sconfinate, il momento ludico non verrà meno e la narrazione stessa sembrerà più volte appena tratteggiata, come pista su un deserto roccioso; ma aldilà dell’esplorazione affascinante e sconsolata, dietro la figura di creature robotiche gigantesche, oltre l’uso dell’Unreal Engine atto a veicolare la poesia visiva più sublime e matura probabilmente mai offerta in un videogioco, ci sarà però in quest’opera un significato più nascosto, più recondito, più ristretto.

Che non coglieremo subito.

Come subito non recepimmo ciò che in Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty ci veniva spiegato, poiché lo considerammo solo come un gioco.

E se allora Kojima ci rivelò l’esistenza di una élite eversiva e globalista che finanziariamente controllava il mondo attraverso le guerre, domani Ueda ci suggerirà forse il sostrato gnostico che sta alla base di codesta mafia khazara, ovvero l’idea dell’essere umano che, non accettando la sua condizione creaturale, si fa egli stesso Dio.

Ed è il sogno bagnato di quella stirpe di potere il riuscire finamente a creare qualcosa che vada oltre l’uomo, un essere umano biomeccanico cosciente e perfettamente controllabile, che all’occorrenza sappia risultare un ubbidiente cittadino, un perfetto soldato, un servo reverente.

Una macchina, di per se stessa, non potrà mai essere senziente; ma qualora un umanoide cibernetico lo potesse diventare, esso è stato descritto in alcune ipnosi regressive eseguite su alcuni addotti:

questo essere infatti sarà antropomorfo, possiederà della necessaria sostanza organica, situata in particolare nella zona vertebro-spinale.

E sarà vestito di bianco.

Chissà se Gen Atlas, oltre a custodire queste cose, vorrà mai rivelarle.

 

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